Appunti per una discussione su contratti di ricerca e reclutamento universitario

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Sommario: 1. Testo e contesto. 2. Tempi e ritmi. 3. Valore e lavoro. 4. Riforme. 5. Per chiudere, una domanda.

1. Testo e contesto
Intendo condividere alcune riflessioni sulla struttura essenziale della carriera accademica, nella sua fase iniziale (attualmente incentrata sul contratto di ricerca) e nei percorsi formali di upgrading (come proposti dal progetto di riforma recato dal d.d.l. 1518). Sono consapevole non solo dell’importanza strategica delle questioni in esame per il futuro del sistema universitario italiano, e direi pure anche del sistema-paese, ma anche dell’impatto che le norme e le procedure in discussione hanno sulla vita, sulle aspettative e le aspirazioni di chi, nonostante tutto e contro tutto, continua a dedicare alla ricerca universitaria tempo ed energie. Proprio per questa radicale densità tematica – che vede correlata l’esperienza personale alla dimensione istituzionale – devo confessare fin da subito un certo disagio nel percepire una più diffusa attenzione al frammento normativo, alla sua esegesi minuta e alle sue possibili torsioni (e ritorsioni) nella realtà quotidiana, e non invece al senso stesso dell’esperienza universitaria e alla sua funzione come istituzione, o meglio ancora come comunità di studio e di ricerca1 , globale nelle sue attività e locale nel suo radicamento territoriale. Insomma, è forte l’impressione che, a volte, l’attenzione sul “come-fare-le-cose” faccia velo sulle ragioni del “perché-farle” e del perché farle in un certo modo. E ciò proprio nel momento in cui le grandi transizioni in cui siamo immersi (e non penso solo a quella digitale) esaltano, per giudizio unanime, il valore della formazione2 e, a questo fine, il valore pubblico3 dello stesso sistema universitario.