Italia e salari: trent’anni di stagnazione, cinque anni di declino

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L’andamento dei salari reali costituisce la variabile più rivelatrice della traiettoria economica italiana degli ultimi tre decenni. Se si osserva l’evoluzione comparata rispetto ai principali partner europei, emerge con chiarezza un’anomalia strutturale: mentre Francia e Germania hanno registrato incrementi cumulati del potere d’acquisto superiori al 30 per cento dall’inizio degli anni Novanta, e la stessa Spagna ha comunque sperimentato un miglioramento significativo, l’Italia è rimasta sostanzialmente ferma. La dinamica salariale reale, nel lungo periodo, non ha accompagnato né sostenuto la crescita, ma si è progressivamente scollegata da essa.

Questa stagnazione di lungo periodo è già di per sé problematica, ma diventa particolarmente rilevante se si considera la fase più recente. Tra il 2019 e il 2025, a fronte di un’inflazione cumulata prossima al 20 per cento, i salari reali italiani hanno registrato una contrazione nell’ordine dell’8 per cento. In altre economie europee la fiammata inflazionistica del biennio 2022-2023 ha prodotto una perdita temporanea, successivamente riassorbita. In Italia, al contrario, il recupero non si è verificato. Ciò suggerisce che l’episodio recente non rappresenta un semplice shock congiunturale, ma ha messo in luce fragilità istituzionali profonde.